Le imbarcazioni di Boccalama.

Due antiche protagoniste dei nostri mari in

“Interventi per la difesa delle morfologie sommerse in erosione.

Il sito archeologico di San Marco in Boccalama e i relitti medievali”

di Marco D’Agostino e Stefano Medas

pubblicata su “Quaderni Trimestrali Consorzio Venezia Nuova”

anno IX n. 2/3 – aprile /settembre 2001 – p. 15 – Venezia

La galea

Era la regina dei mari medievali: questo tipo di natante, dotato di propulsione remiera e velica, ha dominato il Mediterraneo nei secoli dopo il mille e per parte dell’età moderna.

Si può dire che i primi segni del suo declino coincidono con la fine del XVI secolo (battaglia di Lepanto) quando cominciò a essere sostituita dai più economici e manovrabili galeoni, molto più adatti alle traversate oceaniche.

Nelle sue numerose varianti, la galea fu impiegata sia nei commerci che nelle guerre. Famose in tutto il Mediterraneo erano le galee dei genovesi, dei veneziani, dei catalani e, in epoca moderna, degli ottomani.

La galea aveva uno scafo stretto e lungo, la cui coperta era in gran parte occupata dai banchi per la voga, Inizialmente ogni banco prevedeva l’impiego di due uomini ma, durante i secoli centrali del medioevo, questi salirono a tre.

Con il passare dei secoli e il mutare delle esigenze, le galee divennero sempre più grandi fino a raggiungere una lunghezza di circa cinquanta metri: vere e proprie “città” galleggianti con notevoli problemi di approvvigionamento.

L’esemplare rinvenuto a Boccalama rappresenta un “unicum” in quanto non esistono analoghi ritrovamenti in tutto il mondo.

Un relitto, attribuito a una galea, era stato infatti rinvenuto nel lago di Garda durante i primi anni sessanta, ma studi recenti hanno consentito di identificaloo con una fusta, una sorta di galea minore. In acque spagnole, e precisamente a Cala Gulip, alcuni anni fa si trovò un relitto trecentesco inizialmente attribuito a una galea.

Gli studi successivi esclusero però tale identificazione. Anche nel Mediterraneo francese, tre anni fa, venne scoperto un relitto che da principio fu attribuito a una galea. Anche in questo caso, le ulteriori indagini hanno portato a una diversa identificazione.

La rascona

La rascona era un’imbarcazione da trasporto che veniva utilizzata per la navigazione fluviale e lagunare, ma che poteva anche percorrere brevi tratti di mare per passare da una foce fluviale a un’altra (1).

In questo tipo di imbarcazione la poppa e la prua erano slanciate verso l’alto quasi uguali l’una all’altra. Caratteristica della rascona era la leggerezza che le consentiva anche con una lunghezza notevole, di limitare il pescaggio a un metro, fattore fondamentale, dovendo navigare su fondali bassi.

Le rascone erano molto attive nel trasporto dei cereali che si svolgeva risalendo il Po fino a Mantova e a Pavia (la rascona veniva chiamata anche la nave di Pavia) arrivando anche a Milano attraverso i navigli. Nei suoi spostamenti la rascona si aiutava quando c’era vento con una vela al terzo, di non grande superficie, situata a prua e, talvolta, anche con una piccola vela di mezzana; altrimenti, come i burchi, veniva trainata da cavalli.

Era pontata solo parzialmente e a poppa aveva un casotto con tettuccio semicircolare per l’alloggio dell’equipaggio. Nel 1867 a Venezia risultavano registrate ancora 80 rascone, ma all’epoca questo tipo di imbarcazione era già in decadenza tanto da scomparire agli inizi del XX secolo.

Note:

  1. Relativamente all’impiego fluviale il riferimento più immediato per l’esemplare di Boccalama riguarda il Brenta, che sfociava non lontano dall’isola, presso la quale, dunque, doveva passare buona parte del traffico di collegamento fiume-laguna.
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Author: argouno