Pesante un quintale, è stata portata a galla dai sub di Argo e Guardia di Finanza

Era sul fondo del mare, a circa sei miglia al largo del Lido, sepolta dalle alghe e dal tempo. L’ancora di epoca romana pesava oltre un quintale e, per riportarla alla luce, è stata necessaria una vera e propria operazione di salvataggio alla quale hanno partecipato i sommozzatori del Gruppo ricerche subacquee Argo e quelli della Guardia di Finanza, in stretta collaborazione con la Soprintendenza archeologica del Veneto e il Nausicaa (il Nucleo archeologia umida subacquea Italia centro e Alto Adriatico), coordinato da Luigi Fozzati.

La presenza del ceppo d’ancora era stata segnalata grazie alle videocamere a circuito chiuso, a sofisticati metal detector e a sistemi di radioposizionamento e di comunicazione in dotazione al gruppo. Una volta individuata la posizione esatta del reperto attraverso il sistema satellitare Gps, è iniziato il delicato intervento di recupero.

Non è stata quel che si dice una passeggiata. I primi a immergersi, venerdì mattina di buon’ora, sono stati Paolo Campagnol e Gianfranco Bernardoni, due subacquei di Argo, l’associazione che da anni è impegnata nella tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico del mare e della laguna di Venezia.

Ma l’ancora era insabbiata sul fondo del mare da secoli e, per riportarla a galla, è stato necessario l’aiuto della Guardia di finanza, che è arrivata sul posto con una motovedetta della sezione navale della Giudecca e i suoi sommozzatori. Lo sforzo comune ha dato i suoi risultati.

La pesante ancora, infatti, è stata portata in superficie mediante l’impiego di palloni galleggianti gonfiati sul fondo marino. Quindi, caricata a bordo della motovedetta delle Fiamme gialle, è stata trasportata presso gli uffici del Nucleo di Archeologia subacquea del ministero per i Beni e le Attività culturali, alle Fondamente Nuove

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Author: argouno